Il 10 Ottobre abbiamo presentato un nuovo progetto che impegnerà il nostro hub Human Hall per tre anni in una serie di ricerche sui temi dei diritti umani e dell’inclusione delle minoranze finanziato dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, UNAR – l’Equality Body italiano.
Presentare questo progetto è per me particolarmente emozionante.
Non solo per l’importanza delle linee di ricerca che andremo a condurre e che a breve vi illustrerò, ma perché potremo contribuire – in modo concreto e con competenza – a ridurre disuguaglianze, costruire spazi di dialogo e tutelare le persone vulnerabili e i loro diritti.
Da giurista, da costituzionalista, non posso che partire dal principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Un principio di non discriminazione che, con UNAR e con i tanti partner del nostro hub di tutela per i diritti umani – Human Hall – vogliamo rendere sostanza.
In questi anni, con Human Hall, abbiamo dimostrato che anche gli accademici umanisti – coloro che studiano il diritto, che passano ore sull’interpretazione dei testi, che cercano il senso profondo, etico, filosofico e storico delle norme –
sono una risorsa fondamentale per innovare le comunità.
Perché è proprio nelle leggi, spesso percepite come fredde o astratte, che si trovano le strade nuove.
Strade che difendono i diritti acquisiti ma anche quelli emergenti.
Strade che restituiscono dignità a chi è vulnerabile, che offrono voce a chi rischia di restare ai margini.
La conoscenza giuridica, quando si apre al dialogo con le scienze sociali, la tecnologia, la comunicazione, può diventare motore di cambiamento reale.
È questo lo spirito di Human Hall:
un luogo in cui diritto, filosofia, linguistica, sociologia e tecnologia si incontrano per costruire strumenti concreti di tutela e di giustizia.
Oggi ogni ambito del sapere – umanistico, scientifico, tecnologico – è chiamato a fare la propria parte nel costruire percorsi di tutela e di dialogo.
Percorsi che aiutino le persone a comprendersi, che promuovano un confronto pacifico e consapevole, che pongano un freno ai fenomeni di odio che vediamo emergere, soprattutto online.
Non partiamo da zero.
Già con progetti come la Mappa dell’Intolleranza, o con Human Hall for AI, abbiamo lavorato per monitorare i linguaggi d’odio, per studiare le nuove forme di discriminazione digitale e per proporre soluzioni basate su un approccio human-centered all’intelligenza artificiale.
Abbiamo imparato che l’odio non si combatte con la censura, ma con l’educazione, con la conoscenza, con la cultura dei diritti.
E che solo costruendo alleanze tra università, istituzioni, società civile e imprese possiamo contrastare fenomeni che si nutrono di paura e di disinformazione.
Con UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, abbiamo ora la possibilità di fare un salto di qualità.
Il progetto che presentiamo oggi – Knowledge for Human Rights – nasce nell’ambito del Programma Nazionale Inclusione e Lotta alla Povertà 2021–2027, e ha un obiettivo chiaro:
trasformare la ricerca in azione, la conoscenza in impatto sociale.
Non si tratta solo di studiare, ma di intervenire.
Di costruire strumenti, pratiche, reti e percorsi che rafforzino la consapevolezza dei diritti e ne facilitino la tutela.